• Francesca Deiana

Un fulmine a ciel sereno (o quasi)


La democrazia è nata in Europa. Lo stato moderno è nato in Europa. La repubblica è nata in Europa. Con loro anche gli stati "cuscinetto".


L'Ucraina negli ultimi anni non è stato altro che l'ennesimo stato cuscinetto dell'Europa, un ruolo assunto in seguito all'adesione alla NATO e all'Unione Europea di gran parte dei Paesi dell'Est Europa, mossa di cui il Presidente della Federazione russa, Vladimir Putin, non è mai stato entusiasta. Una figura controversa la sua, una di quelle figure che certamente i nostri figli e nipoti studieranno sui libri di storia. Dopo sedici anni di carriera nel KGB, lascia il posto per entrare a far parte dell'amministrazione Eltsin, che, al momento delle sue dimissioni, lo designa come suo successore. È così che Vladimir Putin, pur con una pausa dal 2008 al 2012 in cui ha ricoperto la carica di Primo ministro, è il Presidente della Federazione russa da 23 anni.


Oppressione di stampa e libertà di opinione, violenze e arresti nei confronti dei suoi oppositori politici (il più noto, in ordine di tempo, Alexei Navalny) hanno fatto in modo che Europa e Occidente intero non guardassero quasi mai lui come un alleato. La tensione culmina nel 2014 con l'invasione e la successiva annessione della regione della Crimea al territorio russo ed è proseguita per questi anni. Nel frattempo l'Ucraina e il presidente filo-occidentale Volodymyr Zelensky aprivano le trattative per l'adesione a NATO e Unione Europea. Trattative a cui Putin si è sempre dichiarato contrario. Le ragioni sono principalmente due: la prima incarna la visione secondo cui gli ucraini facciano parte della popolazione russa e che, dunque, non ci siano i presupposti per giustificare l'esistenza di uno Stato a sé diverso dalla Federazione Russa (nello specifico l'esistenza di una popolazione con una storia e cultura comune e lingua propria); la seconda è la presenza della NATO in quasi tutti gli Stati dell'Europa dell'Est, percepita come una minaccia da parte del presidente Putin. É in risposta a ciò che, il 21 febbraio scorso, la Russia ha proceduto con il riconoscimento come repubbliche autonome delle due regioni dell'Ucraina orientale, Donetsk e Luhansk, autoproclamatesi come tali nel 2014.


Arriviamo, dunque, alle 03.51 del 24 febbraio quando le città di Kiev, Odessa, Kharkiv, Marino, Leopoli, Kramatorsk sono state bombardate. L'invasione iniziata su più fronti ha raggiunto anche la centrale nucleare dismessa di Chernobyl, dove gli scontri tra gli eserciti hanno visto prevalere momentaneamente Mosca. Per tutta la giornata a Kiev hanno suonato le sirene d'avvio dei bombardamenti; le persone che non sono riuscite a fuggire dalle città, o hanno deciso di restare, si sono rifugiate nelle stazioni delle metropolitane per cercare riparo. Supermercati e sportelli bancomat sono stati presi d'assalto. Sullo spazio aereo ucraino non si vola più ed è stato introdotto il coprifuoco, così come la legge marziale. Il presidente ucraino Zelensky ha parlato tre volte alla nazione dall'inizio attacco. I primi due sono stati diretti principalmente ai cittadini, al richiamo dei riservisti e all'apertura dell'esercito ai volontari. Nell'ultimo, invece, Zelensky ha dichiarato di essere l'obiettivo numero uno per i russi ma soprattutto ha denunciato la NATO e l'Europa di aver lasciato sola l'Ucraina.


I leader degli Stati europei e gli Alti Rappresentanti delle istituzioni europee hanno all'unanimità definito "ingiustificato" l'attacco russo. Il Consiglio supremo di Difesa italiano, convocato nel pomeriggio del 24 febbraio dal Capo dello Stato Sergio Mattarella, ha chiesto l'immediata interruzione dell'azione russa in Ucraina, mentre il Presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che "Stati Uniti e alleati risponderanno in modo deciso". Nella serata italiana del 24 febbraio, Joe Biden ha annunciato sanzioni economiche per quattro banche russe tra cui la VTB, uno dei colossi bancari più importanti, e apporranno restrizioni alle attività di imprese ed entità russe presenti negli USA. Decisioni simili quelle già annunciate nella mattinata di Bruxelles dalla presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen, a cui però si sono aggiunti il divieto di esportazioni riguardanti componenti industriali e tecnologie necessarie alla raffinazione del petrolio, ai lavori in campo spaziale e aeronautico. Restano fuori dal discorso sia l'esclusione della Russia dal sistema di pagamento internazionale SWIFT (clicca qui per una spiegazione) che un intervento militare diretto da parte di forze europee e statunitensi.


Nelle ultime ore sono in tanti a definire l'azione russa improvvisa e del tutto inaspettata; a ciò altrettanti commentatori rispondono sostenendo che l'Ucraina per Putin sia soltanto un mezzo per arrivare al vero obiettivo territoriale ovvero le tre Repubbliche baltiche: Estonia, Lettonia e Lituania. Ad oggi, tuttavia, l'unica certezza è che, qualunque sia la causa o il fine, l'invasione dell'Ucraina ha già prodotto effetti anche per noi europei: le borse di tutta Europa hanno aperto in negativo, il costo del grano (di cui l'Ucraina è uno dei principali esportatori mondiali) è aumentato di circa il 5%, il petrolio ha superato i 100 dollari al barile e i future gas sono saliti fino a 125 euro al megawattora.


Saranno i prossimi giorni a darci un quadro più chiaro. Nel frattempo, come ha sottolineato la Presidente della Commissione Europea, il nostro primo pensiero è per gli uomini e le donne ucraine.


Fonte copertina: Corriere della Sera