• Emanuele Orrù

Un giorno in mezzo al fango


Un pomeriggio di giovedì mattina, sulla chat della ProCivArci Oristano il presidente Raffaele comunica al gruppo dei volontari di protezione civile oristanesi, di cui faccio parte, che il giorno dopo dobbiamo partire: direzione Bitti. Il paese è tristemente tornato alla ribalta su tutti i news media e social media regionali e nazionali per un alluvione abbattuta il 28 Novembre. Parte così la quinta attivazione dell’associazione. La sera di giovedì si carica il furgone con le donazioni degli oristanesi, radunate al punto di raccolta allestito dall’associazione di protezione civile in Cattedrale. Ore sei e mezza, si parte. Arrivati a destinazione, apparentemente non c’è più il disastro nelle strade, che è stato risolto nei giorni successivi all’alluvione, ma il grosso del lavoro ora si concentra nelle case e nell’’mettere in sicurezza le case e le strade. Ci presentiamo al C.O.C. (Centro Operitivo Comunale), l’unità di crisi locale, in cui si ricevono le informazioni e si gestiscono gli interventi, ci registriamo, e subito dopo ci dirigiamo al centro di smistamento poco distante dal C.O.C. per scaricare la merce donata. Davanti a me è un susseguirsi di camion dell’esercito e protezione civile ricolmi di terra e tronchi dei grandi pini e alberi che costellavano a nord il paese dove si trova una grande pineta e area boschiva. Finito questo lavoro aspettiamo la comunicazione da parte del centro operativo. Si presenta un coordinatore e ci dà un foglio con scritte le nostre mansioni: andiamo a lavorare al primo piano di una casa, un locale di circa 250 mq2, che costeggia un terreno scosceso della montagna da sgomberare dal fango. Poco prima è intervenuto l’Esercito Italiano per sgomberare il locali da oggetti distrutti dall’onda di fango. Arriva il mezzo per sgomberare la strada da gli ingombranti e iniziamo a caricarlo. La strada è un via e vai di mezzi carichi di fango o di altri ingombranti. Armati di idropulitrice, caschi, guanti, spazzoloni, zappe e arnesi per cacciare via il fango che va a nascondersi nelle varie fessure della stanza, come un topo si nasconde in una tana, e iniziamo a pulire. Dopo circa due ore finiamo di pulire mentre scherziamo con le simpatiche signore proprietarie dell’immobile. Le salutiamo e ci dirigiamo verso il campo da calcio dove c’è la cucina. Nel raggiungerla costeggiamo una delle zone più colpite in cui il fiume tombato ha rotto gli argini e distrutto tutto ciò che era sopra di esso: strade e cavalcavia. C'è ancora una macchina intrappolata dal fango. I miei colleghi come dei ciceroni, mi spiegano come fosse la situazione i primi giorni e che la situazione era nettamente migliorata. Andiamo a pranzo dove ci confrontiamo con i colleghi e ci rilassiamo un poco. Finito risaliamo sul mezzo direzione C.O.C. La strada che percorriamo è il costone di montagna franato dove le squadre di soccorso tagliano i pini, ormai pericolanti e addolciscono il costone con mezzi pesanti. Rientrati al C.O.C., aspettiamo nuove comunicazioni, ma nel frattempo inizia a piovere e continuano a passare i mezzi ricolmi di terra e alberi. Ci comunicano che per oggi i nostri interventi sono finiti. Siamo stanchi, ma felici di aver fatto anche oggi il nostro contributo.