• Giulio Ardenghi

Un miracolo imperiale: il mondo di Alexander Dugin (parte 2)


Riassumendo i contenuti della prima parte, possiamo dire che il filosofo russo Alexander Dugin presenta una visione decisamente particolare della persona umana e del destino che il suo Paese ha bisogno di perseguire. La missione della Russia, secondo lui, va ben al di là della geopolitica o della convivenza civile dei suoi cittadini. Il Paese eurasiatico ha una chiamata spirituale e imperiale a cui rispondere, e ha il compito di riunire tutte le grandi religioni e le civiltà contro l’Occidente moderno e degenerato, in modo che le persone possano seguire un nuovo stile di vita, orientato non più alle leggi del mercato e del consumo, ma al rapporto con il mondo e con Dio. E la battaglia decisiva tra le forze del bene e quelle del male è cominciata il 24 febbraio 2022.


Secondo Dugin, come per Ivan Il prima di lui, l’importanza dell’Ucraina per la Russia va ben al di là degli interessi economici o geopolitici. Non bisogna dimenticare che è dal Rus’ di Kiev che la Russia prende il nome, ed è da lì che comincia la sua storia. C’è un legame spirituale tra questi due Paesi, e la Russia non sarà mai completa senza la Malorossija (“Piccola Russia”, cioè l’Ucraina) al suo fianco. Come riassume lo stesso Dugin: “Kiev è l’inizio della nostra storia. È dunque anche la sua fine”. [1]

Gli interessi della NATO per un alleato così vicino al suo nemico principale possono rendere tutte le cose più urgenti, ma non c’è dubbio che Dugin vorrebbe l’annessione del Paese guidato da Zelensky anche se all’alleanza nord-atlantica in questione non importasse nulla dell’Ucraina. Ne consegue che la posta in gioco nell’attuale conflitto tra questi due Paesi è più alta per la Russia di quanto non lo sia per l’Occidente. In caso di vittoria della Russia, l’Occidente perderebbe una battaglia importante e si farebbe sfuggire una grossa chance per evitare che la Russia continui la sua ascesa a superpotenza militare in grado di sfidarlo, ma non sarebbe messo di fronte alla sua imminente caduta. Nello scenario peggiore, in caso di vittoria dell’Ucraina, la Russia perderebbe per sempre l’occasione di portare a compimento la sua missione imperiale e verrebbe ridotta a potenza regionale con la spada di Damocle delle basi NATO penzolante sulla sua testa. Al suo indebolimento farebbe seguito il secessionismo delle repubbliche a maggioranza non slava e quindi il suo smembramento.


Molti vedono Dugin come “il Rasputin di Putin”, e ritengono che il Presidente russo sia un grande ammiratore e seguace di questo filosofo. Altri ritengono che il padre della quarta teoria politica sia un personaggio marginale, seguito soprattutto da militanti di estrema destra e di estrema sinistra al di fuori della Russia, ma sostanzialmente ignorato da Putin e dalle alte sfere del Cremlino. Dirò più tardi perché non credo che Dugin sia paragonabile a una figura come quella di Rasputin, ma è innegabile che il Presidente russo sia il recipiente di molte delle speranze dell’autore in questione.


In uno dei suoi libri più famosi, ovvero Putin contro Putin (2014), Dugin articola nel dettaglio il cambiamento ideologico e politico del suo Presidente. In quest’opera, il filosofo mette in luce come Putin abbia cominciato la sua avventura a guida della Russia con una linea di apertura verso l’Occidente, che faceva il paio con liberalizzazioni economiche nella politica interna. Col tempo, tuttavia, Putin ha progressivamente cominciato a pensare come il leader di una superpotenza militare e, soprattutto, come il leader dei russi. Tanto è vero che Dugin, pur non risparmiando critiche neanche a questo nuovo Putin “imperiale”, gli accorda grande fiducia, e arriva a scrivere:

Dobbiamo garantire a Putin il titolo di “Re Sole”, e rafforzare il suo potere in connessione con un’elite xenomorfa riformata e flessibile, che giurerà fedeltà al grande popolo russo. E solo allora saremo in grado di riportare alla vita il grande impero. [2]

Putin è dunque il leader giusto per realizzare i sogni imperiali di Dugin. Ma la sua importanza non si esaurisce nel suo rispetto dei valori tradizionali e della fede ortodossa, o nella sua volontà di riportare la Russia allo status di superpotenza militare. Putin è importante anche perché condivide l’anelito di Dugin per un mondo multipolare. Questo è importante perché significa che, se verrà portato a compimento, ciò comporterà una confutazione della filosofia della storia di Hegel. È un dato di fatto che il filosofo tedesco sia stato una grandissima influenza per molte correnti di pensiero a lui successive: a Destra gli Slavofili, con il loro sogno di una Russia mistica, rurale e dominante, e Giovanni Gentile e i suoi seguaci, che prevedono un ritorno dell’Italia alla grandezza dei tempi dell’Impero Romano; a Sinistra Marx e le sue teorie sul capitalismo come uno stadio intermedio nel corso della storia che porta allo stabilirsi del comunismo. Tutte queste correnti lavorano con la mente al futuro e cercano di realizzare quello che Francis Fukuyama chiama “la fine della storia”, e che Dugin combatte. Ma, se Putin avrà successo e il mondo multipolare vedrà la luce, allora anche la storia sarà libera di continuare grazie alle dinamiche che si instaureranno tra i vari poli.


Pensiero sociale e conclusioni


Ora proviamo ad approfondire il suo pensiero sociale e a giungere a una conclusione.


L’auspicio di un potere statale forte e di sogni di grandezza imperiale che abbiamo appena visto potrebbero far pensare che Dugin sia un nazionalista. Come dicevo all’inizio, non è corretto usare questa denominazione per il pensiero del filosofo.


Innanzitutto, specialmente ai giorni nostri, chi si definisce nazionalista ha spesso e volentieri attitudini negative nei confronti dell’imperialismo. È il caso di molte fazioni che fanno parte dello spettro dell’alt-right (alternative right, cioè destra alternativa) nel mondo Occidentale, che sono disilluse dall’imperialismo e dal neoconservatorismo americano e ad essi contrappongono un forte isolazionismo e nativismo. Come mai la contrapposizione? Le ex potenze coloniali (Francia e Regno Unito, solo per nominarne due) si trovano oggi ad avere sul loro territorio moltissimi cittadini o comunque migranti provenienti dalle ex colonie, e questo cozza non poco con le idee di chi vorrebbe uno stato i cui abitanti sono il più etnicamente omogenei possibile. Eppure, questo non sembra limitare affatto l’imperialismo di Dugin. Ma c’è anche un altro motivo. Il nazionalismo è esso stesso un prodotto della modernità, e ha la tendenza a trascurare lo spirito delle piccole comunità locali per focalizzarsi su un’idea astratta di Stato e di nazione. Ancora, quest’ideologia non è immune allo spirito secolare della modernità. In altre parole, il nazionalismo non lascia abbastanza spazio alla dimensione religiosa, che, secondo Dugin, deve necessariamente tornare a essere al centro della vita politica e di quella pubblica.


È anche sbagliato pensare che Dugin sia un fascista. Non solo per via dei discorsi che abbiamo appena visto in merito al nazionalismo, ma anche perché la terza teoria politica (che comprende nazismo tedesco e fascismo italiano) porta con sé un elemento fondamentale che il filosofo russo ripudia senza mezzi termini: il razzismo. Con le sue stesse parole:

La pratica criminale di spazzare via interi gruppi etnici (ebrei, zingari e slavi) sulla base della razza era radicata precisamente nella teoria razziale – è questo che, anche oggi, ci lascia arrabbiati e sgomenti riguardo al nazismo. [3]

Eppure quella di Hitler è solo la forma più esplicita e grossolana di razzismo. Da ex professore universitario di sociologia qual è, il pensatore russo non poteva non notare che i canoni stessi di bellezza che vengono propugnati in Occidente sono essi stessi basati su modelli razzisti. Anche la teoria della storia come progresso, un punto fermo del positivismo che rimane, tuttavia, ancora impresso nell’immaginario collettivo occidentale [4], è razzista. Infatti, considerare le generazioni e le civiltà del passato in modo negativo per la sola ragione di appartenere a epoche che sono già finite è una forma di discriminazione ingiustificata e razzista, ed è la prova dello spirito inguaribilmente razzista dell’Occidente contemporaneo.


Con queste premesse, si potrebbe pensare che Dugin sia un reazionario. In realtà, neanche questa definizione è sufficiente. Volersi aggrappare a un passato che non c’è più significa volersi aggrappare a un’epoca che ha comunque portato alla modernità. Forse i sintomi non erano ancora sorti, ma la malattia era già stata contratta. Ma tutte queste teorie sono basate sull’unidirezionalità e sull’irreversibilità del tempo. Come scrive Dugin: “Ci sono tante concezioni del tempo quante sono le società”.

La quarta teoria politica ammette che i processi sociali influenzano pesantemente quelli temporali. Ai tempi dell’Unione Sovietica si pensava, seguendo il pensiero di Marx, che il capitalismo dovesse necessariamente cedere il passo al comunismo. Nella realtà dei fatti, è successo esattamente l’opposto. Dugin non esclude un ritorno al feudalesimo o a simili pratiche, e menziona con approvazione l’idea di nuovo medioevo di Berdjaev.


Dugin parla spesso di valori tradizionali e della loro importanza per la quarta teoria politica. Oltre a ciò, non fa segreto della sua avversione per i diritti e lo stile di vita delle persone LGBT+, anch’esse cose che vede come alcuni dei tanti segni della degenerazione del mondo Occidentale. Ma, al contempo, esprime una visione sul genere e sulla sessualità che ha ben poco a che vedere con la tipica narrazione a cui siamo abituati negli ambienti conservatori. L’ideologia ipermascolina per eccellenza è proprio il liberalismo, e anche il femminismo liberale non è in grado di fare altro che tentare di restituire dignità alle donne rappresentandole con le caratteristiche dell’uomo liberale archetipico (aggressività, disponibilità economica, spirito imprenditoriale, forma fisica etc.). Non contrappone a ciò un’identità precisa di genere tipica della quarta teoria politica, ma lascia la questione aperta, limitandosi a chiedersi se abbia un senso dare una sessualità al Dasein e a suggerire che la risposta potrebbe anche trovarsi nell’ambito dell’androginia.


È interessante notare che, al di là di qualsiasi discorso di Putin in merito, il Presidente russo sembra avere le idee piuttosto chiare per quanto riguarda l’essere un uomo. Ciò è dimostrato dai numerosi video che lo ritraggono mentre si allena, va a caccia e fa escursioni nelle terre selvagge della Siberia.

Ma questo non è veramente un problema per Dugin, come non lo è tutto quello che non rischia di distogliere Putin dalla sua visione del mondo multipolare. C’è un passaggio estremamente significativo che chiarisce bene il concetto:

"È ovvio che in realtà Putin (…) non è né un comunista né un fascista, né entrambi allo stesso tempo. Nella sfera delle relazioni internazionali, è un pragmatista politico – è per questo che ammira Kissinger, e che anche lui piace a Kissinger. Non ha proprio nessuna ideologia. Ma sarà obbligato ad abbracciare la struttura ideologica che gli verrà assegnata. Non sarà lui a scegliere". [5]


È dunque giunto il momento di chiedersi se Dugin sia davvero così importante per il Presidente russo. È difficile dare una risposta precisa. Sia chi crede che lo sia che chi non è d’accordo può produrre argomenti persuasivi. Appare chiaro dal passaggio sopra riportato che Dugin veda Putin soprattutto come un mezzo per raggiungere il mondo multipolare e il ritorno dell’Impero russo. A ogni modo, anche se Putin ha espresso le sue condoglianze al filosofo russo a seguito dell’omicidio di sua figlia, c’è ben poco che lascia presagire che i due si incontrino spesso. Dugin, dal canto suo, è molto bravo a non rispondere mai direttamente a chi gli chiede precisamente quale rapporto ci sia tra lui e il suo presidente. Certamente è una figura di riferimento sia per le destre sovraniste che ammirano Putin, sia per le sinistre d’ispirazione marxista e anti-americana. Questo fa parte del disegno preciso di Dugin, secondo cui gli estremisti di destra e di sinistra dovrebbero fare fronte comune contro il liberalismo, anche se poi anche loro dovranno confluire nella quarta teoria politica. A ogni modo, questo suggerisce che il filosofo abbia un ruolo particolare nella propaganda del Cremlino, ma non dice nulla su quanto Putin si fidi delle sue idee. Il presidente è tutt’altro che ignorante in materia di filosofia, al punto da far recapitare a ciascuno dei governatori regionali del suo Paese un cofanetto con un’opera di Solov’ev, una di Ilin e una di Berdjaev. In secondo luogo, ciò che conosciamo di Putin dà l’idea che lui sia una persona decisamente pragmatica, non proprio il tipo da prestare troppa attenzione ai discorsi sull’anticristo o su azioni geopolitiche volte a confutare la filosofia di Hegel.


A ogni modo, queste sono solo supposizioni. Può anche essere che Putin letteralmente penda dalle labbra di Dugin, anche se non credo sia il caso. Rimane comunque importante conoscere, almeno a grandi linee, il pensiero di una figura capace di influenzare così tanto i partiti che votiamo, probabilmente più da noi che in Russia. E che, probabilmente, auspica per il nostro futuro una visione simile a quella che si augura per il suo Paese, ovvero:

Nessuna delle popstar moderne rimarrà nella TV o nella radio. Nessuna. Ci sarà etno-folk su tutti i canali – psichedelia russa ed eurasiatica (…). Ci saranno tante donne nel governo, belle e severe. (…) I muri delle case, persino dei grattacieli, saranno coperti di edera. (…) Il potere supremo sarà nelle mani del Dasein e del suo Sé. Il “si” concluderà la sua dittatura. La popolazione diverrà autenticamente esistenzializzata. Tutto ciò che ho dimenticato non ha e non avrà importanza.[6]



Fonti: [1] A. Dugin, SMO, the battle for the ‘end of history’!, trad. Lorenzo Maria Pacini, 17 agosto 2022, https://www.geopolitika.ru/en/article/smo-battle-end-history [2] A. Dugin, Putin vs Putin: Vladimir Putin viewed from the Right, trad. inglese John B. Morgan IV, Arktos Media, Budapest 2014 (traduzione italiana ad opera dell'autore dell'articolo)

[3] A. Dugin, The fourth political theory, trad. inglese Nina Kurpianova, Maria Tokmakova et al., Eurasian Movement, Mosca 2012, p. 37 (traduzione italiana ad opera dell'autore dell'articolo)

[4] Ne parlo in modo un po’ più approfondito in questo articolo: https://www.toctocsardegna.org/post/si-torna-al-medioevo

[5] A. Dugin, Putin vs Putin: Vladimir Putin viewed from the Right, trad. inglese John B. Morgan IV, Arktos Media, Budapest 2014, p.671 (traduzione italiana ad opera dell'autore dell'articolo)

[6] A. Dugin, The beautiful Russia, trad. inglese Lorenzo Maria Pacini, 30 luglio 2022, https://www.geopolitika.ru/en/article/beautiful-russia