• Lorenzo Pucci

Germania, un semaforo per cambiare la Storia


Il 26 ottobre è stato eletto il nuovo Bundestag, il parlamento federale tedesco, ma già da mesi c’è un termine che affascina gli analisti tedeschi ed europei: Ampel, in italiano semaforo.


I socialdemocratici dell’SPD, i Verdi e i liberali dell’FDP sono riusciti a trovare un accordo di governo e mercoledì 8 dicembre il nuovo cancelliere Olaf Scholz, segretario dell’SPD ed ex ministro delle finanze dell’ultimo esecutivo guidato dalla cancelliera Merkel, ha ricevuto dal Bundestag i voti per poter procedere alla formazione del nuovo esecutivo.

Il semaforo governativo segna la fine della carriera politica di un personaggio storico per la Germania e, allo stesso tempo, vede nuovi protagonisti affrontare un periodo storico complicato.


Angela Merkel, la fine di un’era

Dopo aver guidato quattro esecutivi, l’ormai ex Cancelliera tedesca Angela Merkel è in procinto di ritirarsi dalla scena politica teutonica. Una volontà che fu ampiamente manifestata già nel 2018, quando in seguito ai deludenti risultati ottenuti dalla CDU in Assia e in Baviera, Merkel decise di non ricandidarsi alla guida del partito, e poichè per lei avere la leadership del partito equivaleva ad avere il ruolo di Cancelliera, una decisione del genere ha ovviamente portato alla mancata candidatura alle elezioni di quest’anno. [1]

Il 2 dicembre si è tenuta la cerimonia in cui le è stato conferito il Großer Zapfenstreich, la più alta carica militare che può essere attribuita a un civile e che, solitamente, spetta ai Presidenti della Repubblica federale, ai Cancellieri e ai Ministri della Difesa a fine mandato. [2]

Con il giuramento di Olaf Scholz si sono conclusi 16 anni di Cancelleria che hanno visto la Merkel guidare la Germania in una fase storica di profondi cambiamenti dovuti alla grande crisi economica del 2008 e alle crisi istituzionali interne all’Unione Europea. [3]


Il sistema di voto

Il sistema elettorale tedesco per il Bundestag prevede due voti: il primo serve ad eleggere un rappresentante diretto, che andrà a rappresentare direttamente i cittadini della circoscrizione in cui il voto viene espresso; il secondo è di tipo proporzionale e viene dato al partito che si preferisce. Al secondo voto è posta una soglia di sbarramento: i partiti che non raggiungono il 5% dei voti su base nazionale non possono entrare in parlamento a meno che al primo voto riescano a vincere in almeno 3 circoscrizioni; questo è ciò che è accaduto al partito Die Linke, che non ha superato di poco il 5% ma ha vinto in tre circoscrizioni nel primo voto e dunque, avrà diritto ad avere nel Bundestag una rappresentanza sulla base anche dei voti ottenuti con il secondo voto. [4]

Questo, quindi, comporta una particolarità del sistema tedesco: il numero dei parlamentari eletti varia sulla base del risultato delle votazioni. Quest’anno, infatti, sono stati eletti 736 parlamentari mentre nella legislatura precedente erano 700.


I vincitori del nuovo Bundestag

A marzo di quest’anno è iniziata la stagione elettorale tedesca con le prime elezioni regionali, culminata poi con la tornata del Bundestag del 26 settembre. Dopo i primi risultati regionali, che hanno visto crescere notevolmente i Verdi e i liberali del partito FDP, lo stesso Olaf Scholf, leader dell’SPD, ha affermato che un nuovo esecutivo senza la CDU sarebbe stato possibile. [5]

A settembre Scholf e il suo partito hanno vinto le elezioni per il Bundestag, superando di poco la CDU. Il risultato è stato straordinario, specie se si tiene conto del fatto che sono stati vinti numerosi direktmandate, collegi a elezione diretta, come avvenuto in quello Meclemburgo-Pomerania, che dal 1990 era considerata come una zona dell’ex cancelliera Merkel. [6]


Parlare di vittoria solo per L’SPD sarebbe riduttivo e ingiusto, in particolare per i risultati di altri due partiti, i Verdi e i liberali dell’FDP, che durante questo anno di elezioni sono cresciuti più degli altri a livello nazionale. I Grünen hanno già avuto delle esperienze governative nei due esecutivi guidati dall’ex Cancelliere Schröder; i secondi invece per le seconde elezioni di fila riescono ad andare in doppia cifra con le preferenze ricevute al secondo voto, migliorando di un punto percentuale rispetto al risultato delle precedenti elezioni.

L’Ampfelkoalition: la coalizione del futuro che segue la prassi

SPD, Verdi e Liberali sono partiti che hanno qualche punto di incontro e di scontro e che difficilmente in un contesto come quello italiano riuscirebbero a dar vita a un accordo di governo. In Germania invece negli ultimi trent’anni sono state create esclusivamente governi di coalizione, come accaduto negli anni di governo della Cancelliera Merkel che in diverse legislature è stata a capo di governi espressione della CDU e della SPD.

Le coalizioni sono il frutto di un processo di varie negoziazioni che può durare anche mesi, come nel caso delle ultime avvenute tra i partiti sopracitati e che ha portato poi alla creazione di un Koalitionvertag, un accordo di coalizione redatto in un documento di 178 pagine, dove vengono spiegati gli obiettivi comuni che verranno perseguiti dal nuovo esecutivo. [7]


Il nuovo esecutivo è composto da 16 ministri assegnati seguendo anche la parità di genere, un tema centrale all’interno dell’accordo di governo, come dimostra ad esempio l’impegno per l’abbattimento del gender pay gap. [8]

Ciò che ha causato molte critiche tra i media europei è l’assegnazione del ministero delle finanze al leader dell’FDP Christian Liedner, a causa di una visione fortemente rigorista nella gestione delle finanze, sia in ambito nazionale che in ambito europeo.

La strada da seguire però è stata delineata dal documento di coalizione: ci sono degli obiettivi ambiziosi come un piano di investimenti massici sul welfare, ma allo stesso tempo si segue la linea delineata dal precedente esecutivo per quanto riguarda gli affari europei. [9]


Il passaggio di consegne tra Merkel e Scholz sta portando la Germania in un territorio inesplorato: non possiamo sapere quanto questo matrimonio politico possa durare e quanto di quello che è stato promesso riuscirà a mantenere. Quello che sappiamo è che a prescindere da tutto, l’ultima parola spetterà sempre al cancelliere neoeletto: senza il suo benestare le varie anime politiche che compongono il nuovo governo avranno poco margine di manovra, specie se si tratta di azioni che vanno a violare il folto accordo di governo firmato dalle parti interessate. Quello che sappiamo è che adesso il semaforo è verde, e per il momento non possiamo fare altro che osservare e continuare a informarci su quanto accadrà in futuro.


Fonti: [1] Redazione, Angela Merkel non si ricandiderà nel 2021, Il Post, 29 ottobre 2018, https://www.ilpost.it/2018/10/29/angela-merkel-non-si-ricandida-leader-cdu/

[2] E. Tonialatti, Quattro Großer Zapfenstreich tedeschi, Kater, 3 dicembre 2021, https://katercollective.com/2021/12/03/quattro-grosser-zapfenstreich-tedeschi/#more-2644

[3] Redazione, Germania, Olaf Scholz ha giurato come nuovo cancelliere. Chiusa era Merkel, SkyTG24, 8 dicembre 2021, https://tg24.sky.it/mondo/2021/12/08/olaf-scholz-nuovo-cancelliere-germania-giuramento

[4] A. Brentler, Things Can’t Go on Like This for the German Left, Jacobin, 29 settembre 2021, https://www.jacobinmag.com/2021/09/germany-election-die-linke-spd-working-class-party

[5] Redazione, Germania, occhio al semaforo, ISPI, 16 marzo 2021, https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/germania-occhio-al-semaforo-29647

[6] E. Toniolatti, Bundestagswahl 2021: analisi della vittoria, Kater, 27 settembre 2021, https://katercollective.com/2021/09/27/bundestagswahl-2021-analisi-della-vittoria/

[7] Sito web SPD, https://www.spd.de/koalitionsvertrag2021/

[8] T. Sims, New German government vows to tackle wide gender pay gap, Reuters, 24 novembre 2021, https://www.reuters.com/markets/deals/new-german-government-vows-tackle-wide-gender-pay-gap-2021-11-24/

[9] S. Besch & C. Odenhal & N. Gordon, Six questions on Germany's new coalition agreement, Centre for European Reform, 26 novembre 2021, https://www.cer.eu/insights/six-questions-germanys-new-coalition-agreement