• Francesco Podda

Vingegaard e Pogacar, i protagonisti di uno dei Tour de France più belli di sempre



Sipario sul Tour de France 2022. Dopo tre settimane piene di sudore, fatica ma soprattutto emozioni forti, il danese Jonas Vingegaard ha vinto la 109esima edizione della corsa a tappe di ciclismo più importante e famosa al mondo. Alle sue spalle lo sloveno Tadej Pogacar e il britannico Geraint Thomas.

Gli addetti ai lavori lo hanno già definito come uno dei Tour più belli di sempre. Definizione abbastanza scontata, considerando la grande lotta per la leadership rappresentata dalla maglia gialla.


L'inizio della battaglia

Lotta che ha visto protagonisti fin dalla prima settimana proprio Vingegaard, classe 1996, e Pogacar, nato nel 1998, ma già vincitore del Tour de France nelle due edizioni precedenti. La loro è stata una lotta senza esclusione di colpi, a partire dalla prima settimana. Prima di loro a rendere magnifica la corsa francese era stato il belga Wout Van Aert, con una settimana ricca di piazzamenti ma soprattutto una maglia da leader sempre sulle spalle, prima di consegnare proprio ai due contendenti finali lo scettro del confronto per la leadership.

Il primo confronto si è avuto nella settima tappa, con arrivo (ormai classico per il tour) alla Super Planches de Belles Filles, proprio laddove Pogacar aveva conquistato il suo primo successo alla corsa francese ai danni del connazionale (e compagno di squadra di Vingegaard) Primoz Roglic. Nelle ultime rampe sterrate, lo sloveno della UAE ha dettato il ritmo per poi essere superato dal suo grande avversario in questo Tour, Vingegaard appunto: ripreso l’ultimo fuggitivo a cinquanta metri dal traguardo, è poi riuscito a sorpassare nuovamente il danese e a prendersi la prima posizione di tappa e la maglia di leader.

Un Tour, dunque, che appariva esser indirizzato anche per quest’anno su un binario sloveno.


Ma era solo apparenza. A cambiare la leadership ci hanno pensato le Alpi solo quattro tappe dopo. Pogacar – dopo aver aver agevolmente superato quella montagna sacra del Tour chiamata Col du Galibier – ha decisamente ceduto il passo nella strada verso il Col du Granon a causa di una pesante crisi di fame. Al traguardo di Serre Chevalier a vincere è stato Vingegaard, capace di rifilare oltre due minuti ad uno sfinito e ‘svuotato’ Pogacar.


È l’inizio di un altro Tour e di una bellissima lotta tra due atleti formidabili. Da una parte uno sloveno di quasi un metro e ottanta per circa settanta chili di peso, gambe ricche di potenza e di cambio di ritmo, disposto a tutto pur di staccare l’avversario e riprendersi la maglia di leader; dall’altra un danese di poco più di un metro e settanta e meno di sessanta chili, grande fondista ma non grande scattista, che prima di fare il ciclista lavorava ad un mercato del pesce ed oggi, forse proprio per il suo passato incerto, ha l’enorme capacità di giocarsi la vittoria nel più grande Tempio del ciclismo.


Nelle tappe successive la lotta si è infiammata. Gli scatti di Pogacar si sono fatti continui, persistenti, potenti, già a partire dalla tappa del giorno dopo con arrivo in un’altra montagna sacra del ciclismo, l’Alpe d’Huez. Agli scatti di Pogacar, Vingegaard ha risposto con grande prontezza, tanto che i giornalisti hanno iniziato a definirlo come una ‘colla’. Le sue risposte non sono state – come spesso succede in questi casi - ricche di veemenza e panico: semplicemente si ‘incollava’ alla ruota dello sloveno senza mai contrattaccare.


Fino alla seconda tappa di grande montagna pirenaica, quella con arrivo a Lourdes Hautacam. Nelle tappe precedenti infatti gli scatti di Pogacar avevano fruttato tanto spettacolo ed una vittoria di tappa, ma mai un guadagno in classifica vero e proprio. Per staccare Vingegaard bisognava attaccare da lontano, e lo sloveno, si sa, in queste situazioni non si è mai fatto pregare.


Il momento della svolta

Tappa numero diciotto. Pogacar scatta nella penultima salita, a più di trenta chilometri dal traguardo. La ‘colla’ Vingegaard lo segue. Nessun altro tiene il ritmo. Pogacar fa un super ritmo in salita, ma come nelle tappe precedenti ciò non basta per un Vingegaard in gran forma. Allora tenta una mossa diversa, una sorta di tutto per tutto: scatta nei pressi dello scollinamento per cercare di staccare l’avversario in discesa. E qui, forse, avviene la scena più bella del Tour.


Pogacar – forse poco lucido a causa della fatica accumulata nelle tappe precedenti – commette un piccolo errore che gli costa una caduta. Vingegaard si ritrova solo, con un avversario in difficoltà alle spalle. Può approfittarne, anche in considerazione del fatto che poco più avanti – nella fuga – ha un compagno di squadra: quel Van Aert che aveva deliziato tifosi e giornalisti nella prima settimana della corsa francese. Può tirare dritto, far rallentare il compagno di squadra per farsi aiutare a staccare l’avversario in difficoltà. E invece no: tira il freno e aspetta il rivale, che nel frattempo aveva iniziato a perdere del sangue da una grossa abrasione nella gamba sinistra provocata dalla caduta. Pogacar apprezza il gesto: i due – come nelle più belle favole – si danno la mano, hanno un cenno di intesa.


I tifosi si emozionano, con loro anche i giornalisti che esultano come se la corsa fosse giunta al termine. No, non è giunta al termine, ma quello forse è il suo culmine: il momento chiave, il momento più bello, quello che tutti volevano vedere – prima o poi – in una competizione sportiva. Un attimo capace di scaldare il cuore anche a chi – questo sport – non lo segue.

I due – che più che avversari sono diventati simboli sportivi – terminano la discesa, dove ad aspettarli c’è chi non è stato volutamente fatto rallentare prima: Van Aert. I tre formano il terzetto che regola i conti del Tour, dando vita ad un’altra scena meravigliosa: Pogacar, maglia bianca, leader della classifica riservata ai giovani; Van Aert, maglia verde, leader della classifica a punti; Vingegaard, maglia gialla, leader della corsa e di lì a poco anche leader della classifica riservata ai gran premi della montagna. Il clou del Tour de France 2022 è qui, tutto qui.

Sotto spinta della maglia verde Van Aert, la maglia bianca Pogacar cede definitivamente: al traguardo è vittoria per la maglia gialla Vingegaard, che ipoteca il suo successo alla corsa francese. Le ultime tre tappe diventano quasi una formalità.


Un Tour meraviglioso, che riconcilia con lo sport e dà gioia a tifosi ed addetti ai lavori. Sì: è stato uno delle edizioni più belle di sempre, e forse ci ricorderemo tra settant’anni della stretta di mano tra Vingegaard e Pogacar così come ci ricordiamo oggi del passaggio di borraccia tra Fausto Coppi e Gino Bartali avvenuto proprio settant’anni fa. Lo sport professionistico è un’industria vera e propria, ma vedere scene del genere ci ricorda che, in fondo, anche chi è protagonista di questa grande industria ha a cuore i più bei valori dello sport. E di questo, forse, ne avevamo davvero bisogno.