• Elisabetta Cera

Violenza di genere: nel 2020 la percentuale di femminicidi familiari più alta degli ultimi vent'anni


La violenza fa parte della vita di molte, troppe persone nel mondo e in qualche modo riguarda tutti. Qualcuno ritiene che per scappare dalla violenza basti evitare i luoghi e le persone considerate più pericolose, ma qualcun altro sa che talvolta non c’è veramente una via di fuga. La violenza a volte si nasconde dalla vista degli altri proprio tra le mura ritenute da tutti più sicure.


La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite ci ricorda quanto ci sia ancora da fare per la violenza sulle donne. Nel 2020 non ci siamo ancora liberati da pregiudizi e stereotipi culturali e dagli schemi mentali che impregnano la nostra società profondamente maschilista, anzi, con i recenti fatti questa “gabbia” si palesa più che mai anche nella narrazione della cronaca. Basti riflettere sugli ultimi casi di cronaca come il caso di revenge porn ai danni della maestra d’asilo di Torino e il caso Genovese per capire cosa c’è ancora da cambiare. Quando una vittima ha il coraggio di denunciare e invece che ottenere supporto ottiene una doppia umiliazione, è evidente che qualcosa non va.


È importante sottolineare che la violenza di genere si esprime su donne e minori in vari modi ed è un problema che riguarda tutti i paesi del mondo; comprende la violenza domestica, esercitata generalmente nell’ambito familiare non solo attraverso maltrattamenti fisici, ma anche psicologici (minacce, atti persecutori, stalking), ma anche la violenza economica, ovvero il controllo da parte del partner del patrimonio della donna e la proibizione di lavorare all’esterno dell’ambiente domestico e creare così una forma di dipendenza verso l’uomo. Viene registrato, inoltre, un altissimo numero di molestie sessuali, abusi sessuali, ricatti sessuali e stupri che avvengono sia nella sfera privata che nell’ambiente lavorativo.


Possiamo affermare che tutti gli uomini sono violenti? No. Possiamo dire che non esistano casi in cui sono state le donne a maltrattare gli uomini? No, sarebbe un altro errore.

Anno dopo anno, però, i dati statistici ci sbattono in faccia la verità: la violenza di genere esiste. La cultura che reprime le donne per la loro identità di donne è ancora, purtroppo, estremamente presente in molte forme diverse.


Qualcuno fa l’errore di paragonare i dati di omicidi volontari che riguardano gli uomini con i dati dei femminicidi (che comprendono solo le donne morte per mano di uomo solo per il loro “essere donne”). Se è vero che le vittime di omicidio volontario sono per lo più di genere maschile, secondo i dati Istat del 2017 gli uomini vengono uccisi per il 32,1% da uomini che non conoscono contro il dato dei conoscenti che è pari solo al 24,8%. Solo il 3% muore per mano di un partner attuale e lo 0,4% per mano dell’ex partner.

I dati che riguardano le vittime donne sono ben differenti: l’80,5% delle donne uccise è vittima di una persona che conosce, di questo il 43,9% dei casi è un partner e nel 28,5% è un parente.


Nel 2020 dal VII Rapporto Eures, è emersa la percentuale più elevata di femminicidi familiari degli ultimi 20 anni. Gli autori sono per il 94% uomini, e la coppia rimane il contesto relazionale più a rischio per le donne. Una variabile da considerare è quella del lockdown e della convivenza forzata con il carnefice. Infatti, se si fa un confronto tra i primi dieci mesi del 2019 con quelli del 2020, il numero di femminicidi familiari con vittime conviventi è aumentato del 10%, mentre è sceso quello di vittime non conviventi (-27,8%).


Alla vigilia del 25 novembre, è stato presentato il report del Codice Rosso, diventato legge di Stato un anno fa con l’intento di velocizzare l’attuazione di provvedimenti di protezione delle vittime. In un anno sono state aperte 4mila indagini per i quattro nuovi reati di violenza di genere introdotti dal provvedimento: la violazione delle misure di protezione delle vittime, la costrizione al matrimonio, revenge porn, sfregi permanenti al corpo. Giuseppe Conte ha commentato questi risultati come importanti, ma ha affermato che questo è solo un tassello che aiuta la vittima quando il reato è già accaduto, e che i dati dei femminicidi dimostrano come il percorso sia ancora lungo.