• Nicola Baita

Superlega: 5 motivi per non abbandonarla


Come nei migliori film, la fine precede l'inizio. Diciamo quindi che il calcio è nazional popolare, ma il romanticismo è fermo ai palloni in cuoio.

Il 18/04/2021, mentre la classifica di Serie A è ancora in bilico e si va a concludere l’ennesima deludente domenica sera in zona rossa, i principali quotidiani diffondono la notizia che le più blasonate squadre di calcio europeo hanno ormai concordato la nascita della Superlega. L’argomento diventa virale generando schieramenti peggiori dei soliti discorsi da tifosi e proclami da stadio… quindi sempre di calcio parliamo.

Niente di nuovo! Come ci conferma Giuseppe Pastore su Twitter, si parla di Superlega dagli anni 80’.

Nel 1988 è stato proprio il vecchio patron del Milan e attuale Cavaliere oscuro ad aver preannunciato l’esistenza di questo progetto, sottolineando: “Con che spirito ad esempio una provinciale può venire a San Siro contro il Milan? Al massimo cercherà lo 0-0. E’ questo lo spettacolo? Dobbiamo cambiare”.

Tempo 48h e il sogno svanisce.

I club si ritirano uno dopo l’altro dal progetto. I toni da parte della UEFA, FIFA e politica si fanno sempre più minacciosi.

Boris Johnson annuncia di voler impiegare qualsiasi potere a lui disponibile per interrompere quello che sembra ormai essere l’inevitabile.

UEFA e FIFA dettano le regole del gioco, minacciando l’espulsione dei futuri giocatori militanti nella Superlega da qualsiasi competizione europea e mondiale. Stesso discorso per le squadre, che si vedono compromessa la partecipazione agli attuali, e ancora in corso, campionati e coppe europee.



Basta un nulla per ritrovarsi la mattina dopo con le prime pagine dei giornali ricoperte dalla nuova notizia: la Superlega non si farà!


Le motivazioni sono diverse e richiamano alcuni dei problemi annunciati in precedenza. Ad avere notevole peso sono le decisioni assunte dalle squadre inglesi (Manchester City, Manchester United, Chelsea, Tottenham, Liverpool e Arsenal), che per prime hanno confermato l’interruzione del progetto. Stranamente trattasi proprio di squadre inglesi, con una forte pressione proveniente dal conservatore Boris Johnson e spinte palesemente dalla UEFA verso questo corso, che altrimenti non avrebbe permesso la partecipazione alle semifinali di Champions League ed Europa League. Questione di prestigio? Amore per i tifosi? Romanticismo del calcio in salvo? Davide contro Golia? Diciamo, più che altro, soldi.

Non tutto è perduto. Il progetto è a lungo termine e una sua realizzazione nella prossima stagione sarebbe sicuramente stata molto complicata. Sembrerebbe tutto nella norma, se non fosse che lo scalpore suscitato da questa notizia ha coltivato il presentimento che un metodo simile scaccerebbe presupposti meritocratici e la possibilità di coltivare il ‘sogno del calciatore’ che riguarda ciclicamente le nuove generazioni. Con un po’ di fantasia e qualche occhio chiuso possiamo già ipotizzare perché sopportare la Superlega, dato che in futuro ne risentiremo parlare. Facciamoci trovare pronti e via!


Si potrebbe dire tanto sull'idea del sogno, o perlomeno delle personali ambizioni. La realtà dimostra che non sempre queste coincidono con la realtà e sono tanti i sogni che sono stati infranti, ma ancora di più quelli che continuano a perdurare e hanno subito il fascino del calcio in quanto spettatori. Il compromesso è la vittoria dei vinti e la direzione sembra essere questa. Proviamo insieme a tracciare questa nuova strada e a scoprirne le ultime novità.


Super- è un po' l'aggettivo che usavamo nell'età compresa tra 8-13 anni per descrivere un qualcosa che ancora non eravamo in grado di decifrare. Attualmente non si ha traccia di loghi, formato delle coppe, canzoncine all'inizio e terna arbitrale. Si presuppone il sistema di punteggio sarà basato sui 3 punti a vittoria, 1 per i pareggi e 0 per le sconfitte. Altri dettagli tecnici saranno: numero di cambi per squadra, presenza di giocatori provenienti dal vivaio e limitazioni per le nazionalità extraeuropee. Le nostre solide basi confermano che il campo rimarrà rettangolare, la palla tonda e la porta composta da due pali e una traversa.

Il tifo è ancora animato da un principio di unione che più rimane circoscritto e maggiormente dimostra la propria attaccatura. Talvolta si è incupito verso una propria esaltazione, raggiungendo atteggiamenti che hanno perso il senno della ragione.


Il tempo ha dimostrato che il calcio si è evoluto, ma non tutto è andato in fumo. Resiste una cospicua parte di sognatori e conservatori dell'immagine che gli è rimasta di questo. Dal canto loro, sono proprio questi sostenitori che per decenni hanno fatto finta di non notare l’inevitabile evoluzione del calcio. Adesso manager quali Klopp e Guardiola, che percepiscono stipendi che superano i 20mln a stagione, criticano la nascita della Superlega, ma è anche un po’ per colpa loro se siamo giunti fino a qua.

I bilanci fittizi sono sempre esistiti, così come palesi meccanismi di plusvalenze per aggiustare i conti. Il Fair Play Finanziario (FPF) ha dimostrato di non essere in grado di arginare questi fenomeni, tra cui ingaggi fuori dall’immaginabile e investimenti più simili a tangenti e fenomeni di riciclaggio.

Non tutto è perduto però per chi vuole ancora sognare, questa volta magari in grande.


Ecco i 5 motivi per cui possiamo ancora sopportare il calcio, Superlega compresa:

  1. Le provinciali in Europa: la creazione di un nuovo spazio tramite la Superlega porta al di sotto di questa due nuove realtà (salvo eventuali cambiamenti). La Champions League e l’Europa League diventeranno un nuovo palcoscenico a cui potranno ambire squadre che in alternativa ne sarebbero rimaste escluse, come sempre. L’Atalanta e il Leicester sono un’eccezione, non fosse altro che circa il 70% dei campionati vinti in Italia è spartito tra Inter, Milan e Juventus.

  2. La meritocrazia è espressa in soldi: chi più ne fa, ha vinto. Magari non nella vita, ma nel mercato si. Il denaro è diventato il nostro metro di paragone. Da tempo ha sostituito il baratto, altrimenti penseremmo che 3 pareggi valgono 1 vittoria. Uno 0-0 fuori casa e un 1-1 in casa ci buttano fuori dal gioco e la 3° partita la vediamo dal divano di casa.

  3. Sogno americano senza essere americani: nel momento in cui abbiamo scelto di inseguire il nostro 'sogno americano', ci siamo scordati di essere europei. Cosicché il calcio è diventato un mercato e le squadre vincenti sono coloro in grado di capitalizzare le proprie vittorie (e sconfitte). Che ci piaccia o no, è così.

  4. Campionati nazionali apertissimi: una volta escluse le squadre che gareggeranno all’interno della Superlega, i primi posti delle classifiche vedranno una lotta serrata tra le nuove pretendenti. La formula attuale prevede un sistema di premiazioni non meritocratico, in quanto il divario tra la prima e la seconda è segnato ‘solo’ dalla vittoria di uno scudetto. La Superlega alzerebbe le ambizioni delle singole squadre, generando una più distribuita ripartizione dei premi. Mentre la prima squadra vincitrice del campionato nazionale arriverà prima, e quindi entrerà direttamente all’interno della Superlega, le successive squadre potranno comunque ambire a prestigiose competizioni quali la Champions League e l’Europa League. Per di più, le ultime novità provenienti dalla UEFA riportano un aumento dei posti disponibili per le competizioni europee. Si tratta di un incentivo ulteriore rivolto all’innalzamento dell’asticella dei campionati nazionali, da ormai troppo tempo monotoni e poco competitivi.

  5. Più soldi: palese, ma vero. Il flusso di denaro si aggira attorno ad un primo investimento di 3.5mld finanziato dalla JP Morgan. Numeri inferiori rispetto alla Champions League (1.95mld) ed Europa League (560mln). Da tempo le grandi squadre investivano ingenti quantità di denaro, andando ad alimentare un sistema da cui evidentemente ritenevano di non ottenere indietro quanto si sperava. Le formule del FPF non sono riuscite ad arginare totalmente i vari trasferimenti. La Superlega nasce anche per creare un ambiente in cui i grandi investimenti possono trovare terreno fertile. Per quanto risulti essere evidente, è bene precisare che il progetto non è esclusivamente diretto ai tifosi europei, tantomeno italiani. La fetta di mercato gira attorno a realtà che fino ad ora erano state escluse, ricercando un pubblico globalizzato, e quindi con esigenze diverse rispetto a quelle attuali.