• Alessandro Cocco

A cosa stiamo assistendo?


A cosa stiamo assistendo



Cosa sta succedendo

Dal giorno in cui sono stati certificati i risultati delle elezioni presidenziali americane, Trump si è rifiutato di accettare il risultato del voto che lo ha visto sconfitto. I tentativi falliti di appello presso le corti statali e federali hanno dimostrato che le elezioni sono state trasparenti, non ci sono stati brogli e hanno visto un legittimo vincitore.

Con le proprie azioni e con le proprie parole, senza alcuna prova, ha cercato di ribaltare il risultato delle elezioni.

La retorica utilizzata da Trump ha portato agli eventi a cui abbiamo assistito l'altro ieri , con una folla che irrompe nelle aule del Congresso e riesce a interrompere le votazioni di ratifica dell'elezione di Biden.

Anche se non è stato un tentativo di colpo di stato, resta certamente una ferita per le istituzioni americane. I responsabili dovranno essere giudicati e a ciascuno di loro andrà comminata la pena prevista.


Tutti gli uomini del leader

L'amministrazione Trump e il presidente Trump sono cose differenti. Tra questi si inserisce un apparato che ha lavorato per raggiungere obiettivi precisi in politica interna come in politica estera, in economia come sull'immigrazione, e così via. Mentre l'economia è stata fortemente danneggiata dalla pandemia, i risultati di politica estera sono forse il migliore lascito di questi ultimi quattro anni di politica americana.

L'apparato che ha raggiunto quegli obiettivi ha funzionato, durante l'intero mandato, da "rete di sicurezza", rendendo la presidenza Trump una presidenza meno anomala del previsto, se non nei toni almeno nelle policy, che ha retto fino al giorno delle elezioni. Superato quello, nella sconfitta, ossia nel momento in cui solo la tempra morale dell'uomo politico conta, Trump ha dimostrato tutti i suoi limiti caratteriali e politici. Tutti limiti evidenti fin dalle prime battute delle primarie repubblicane del 2016, ma che son stati controbilanciati dall'architettura istituzionale americana, dal Partito Repubblicano, dai suoi consiglieri, dai media – anche quelli faziosi, e dai suoi oppositori.


John F. Kelly, ex capo di gabinetto ed ex Segretario della Sicurezza Interna dell'amministrazione Trump, durante un'intervista ha spiegato lo spirito dell'amministrazione: «Quando poi inizi a lavorare per lui e a capire quanti siano i suoi difetti, l'obiettivo diventa rimanere al tuo posto finché riesci, per evitare che succedano disastri».


Oggi parti crescenti del GOP (Partito Repubblicano) stanno abbandonando Trump. Degli 11 senatori repubblicani che avevano presentato domanda di riesaminare le accuse di brogli, solo 7 l'hanno poi votata.

"Questo è ciò che hai avuto", avrebbe urlato Mitt Romney a Ted Cruz, che capitanava gli 11, mentre i senatori lasciavano il Campidoglio per mettersi al sicuro dall'arrivo della folla.


In questo momento, se c'è da supportare qualcuno oltre lo stato di diritto e il Presidente Eletto Biden, sono per certo i vari repubblicani che stanno abbandonando Trump: dai Romney e Bush che lo hanno fatto da sempre, passando per i Pence e McConnell che lo fanno solo ora. In questo genere di cose si giocano grandi partite ideali e di principio anche sui piccoli interessi individuali. Non sarà necessariamente una illuminazione o una epifania sinceramente repubblicana e democratica (nel senso originario delle parole) per tutti, l'importante è che si prenda le distanze dall'ambiguità dei messaggi di Trump, che l'ex Presidente venga isolato e che i riottosi che hanno invaso Capitol Hill vengano condannati. Solo così potrà iniziare un processo che riporterà quello che possiamo chiamare trumpismo ad essere una frangia marginale del partito di Lincoln e Reagan.


Molto lo capiremo nelle prossime ore, poi sarà la volta delle elezioni di Medio Termine del 2022 con la prova finale delle Primarie Repubblicane del 2024.


Zuckerberg ha deciso di bloccare i canali social facebook e instagram di Donald Trump.


https://mobile.twitter.com/realDonaldTrump/status/1347334804052844550

Al netto delle posizioni sull'atteggiamento e sui toni di Trump e sui rischi che la più grande repubblica si trasformi in una farsa sudamericana tramite i suoi messaggi, è difficile non chiedersi se la scelta di bloccare le comunicazioni delle pagine personali di Trump operata da Twitter prima e Zuckerberg poi – sia su facebook che su instagram – sia ragionevole.


La prima domanda che vien da porsi è se una regola fatta per una sola persona sia una regola giusta o meno. Ancora, è legittimo chiedersi cosa sia successo allo spirito democratico dei board dei social mentre politici come Maduro, Erdogan, Xi Jin Ping &co comunicavano sui social, facevano colpi di stato, truccavano elezioni, dichiaravano apertamente falsità.


I social sono piattaforme private e come tali hanno ovviamente la libertà di modificare le proprie policies come meglio preferiscono. C'è da chiedersi se siano ragionevoli gli applausi.