• Francesco Podda

Cagliari, una retrocessione meritata




Niente epilogo dolce quest’anno per il Cagliari. La squadra isolana, nonostante la vittoria dell’Udinese a danno della Salernitana, non è riuscita a vincere sul campo del Venezia, retrocedendo in Serie B dopo sei stagioni. Tra giocatori in terra in lacrime e panchina di vecchie bandiere a testa china, la serata si è dunque conclusa nel peggiore dei modi.


Un campionato mediocre

A farla da padrone nella Serie A di quest’anno è stata sicuramente la mediocrità dell’intero campionato, specialmente in coda: una quota salvezza fissata a 31 punti non si vedeva da tempo (generalmente la quota si attesta attorno a quota quaranta). Venezia, Genoa, Cagliari, Salernitana, Spezia e Sampdoria: sei squadre non hanno raggiunto nemmeno 40 punti su un totale di 38 partite, indice di un livello non alto. Non è stato diverso per il Cagliari: l’ultima retrocessione in B – nel campionato 2014/15 – aveva portato un bottino di 34 punti, mentre quest’anno è stato di appena 30. E anche in caso di salvezza, con una vittoria sul Venezia, non sarebbe stato superiore a 32 punti.


Una serie di punti buttati

Per quanto commentare ed analizzare il gioco di una squadra di alto livello sia cosa estremamente complessa, saltano subito all’occhio la quantità di partite in cui il Cagliari non è riuscito a portare a casa i tre punti contro squadre di caratura simile o - solo sulla carta - inferiore. Spezia, Genoa, Empoli, Venezia, Salernitana, Verona, Udinese: formazioni con cui quest’anno non è stata ottenuta nemmeno una vittoria (né nel girone di andata, né nel girone di ritorno). Se è vero che i campionati si vincono negli scontri diretti, si può dire che il Cagliari in questa stagione ne abbia falliti almeno 14.


Una serata potenzialmente salva campionato.

Nonostante questo, la squadra si è ritrovata a Venezia ancora potenzialmente in grado di salvarsi, sebbene la sorte non fosse totalmente nelle proprie mani visto il vantaggio di due punti in classifica della Salernitana. In campo sono scese due squadre molto diverse tra loro: una – il Cagliari – con i titolarissimi tutti schierati in campo ed una salvezza ancora alla portata e l’altra – il Venezia – con molte seconde linee e una retrocessione già aritmeticamente in tasca.

Il destino è poi tornato tra le mani del Cagliari quando l’Udinese ha iniziato a dar vita al suo classico show (che i tifosi rossoblù quest’anno hanno avuto modo di conoscere molto bene): a fine primo tempo la squadra friulana stava vincendo per tre reti a zero contro la Salernitana, diretta concorrente per la salvezza dei rossoblù. Un passivo che è diventato ancora più pesante nel secondo tempo, con il risultato all’Arechi fissato sullo 0-4.

Ma il secondo tempo del Cagliari, che avrebbe potuto paradossalmente salvare l’intera mediocrità del campionato e la squadra dalla retrocessione in cadetteria, si è dimostrato lo specchio dell’intera stagione della squadra isolana: nonostante il dominio nel possesso palla, Joao Pedro e compagni non sono stati capaci di segnare un unico e semplice gol salvezza contro il Venezia fanalino di coda.


Vecchia guardia presente

Ad incitare e spingere la squadra vi erano centinaia di tifosi ma anche e soprattutto una vecchia guardia, quella dello storico Cagliari dell’ultima parte dell’era Cellino. Alessandro Agostini, Daniele Conti, Andrea Cossu: presenti in panchina a supporto di una squadra e di una società che altre volte si è affidata a vecchie bandiere in momenti di estrema difficoltà. Nonostante l’amarezza del momento, la loro presenza è da considerarsi forse come l’unico aspetto positivo di un campionato da dimenticare: i tre ex giocatori hanno infatti risposto ‘Presente’ alla chiamata societaria a tre giornate dal termine del campionato e garantito il proprio supporto alla squadra a cui hanno dedicato quasi un’intera carriera, dimostrando ancora una volta un grande senso di attaccamento ai colori e al progetto. In loro – probabilmente – si spera per la ricostruzione di un intero progetto, con l’auspicio che la loro voce possa correggere i vari errori che in questi anni sono stati compiuti e che hanno portato una squadra che rappresenta un intero popolo a retrocedere nuovamente in un campionato di più basso livello.