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  • Immagine del redattoreGiulio Ardenghi

Il tabagismo, i suoi sostenitori e le leggi antifumo


Fonte: Gruppo Monti Salute Più

Il problema che ci troviamo di fronte è abbastanza semplice. Moltissime persone in tutto il mondo consumano, abitualmente o solo in determinate occasioni, dei prodotti che sono legali ma nocivi per loro e per chi gli sta intorno. Si tratta, come è ovvio, delle sigarette. A fronte di questo, diversi Stati si sono resi promotori di azioni di vario tipo per ridurne e scoraggiarne il consumo. È giusto che lo facciano? E in quale modo?

 

Un esempio recentissimo ci viene dal Regno Unito. Nell’aprile del 2024, il Primo Ministro di questo Paese, Rishi Sunak, ha visto venire approvato il suo disegno di legge che prevede che l’età minima per comprare sigarette venga innalzata di un anno ogni anno. Ogni persona nata nel 2009 o dopo non sarà mai in grado di comprare questi prodotti. [1]

Come ci si può aspettare, questa iniziativa ha suscitato ammirazione da parte di alcuni, e critiche da parte di molti altri. Essa violerebbe la libertà personale, e rappresenterebbe un’ingerenza statale imperdonabile nella vita dei cittadini. Ma, generalmente, anche chi si oppone a partire dalle posizioni che ho appena enunciato riconosce che le sigarette di per sé non andrebbero fumate, che in un mondo ideale nessuno consumerebbe prodotti che gli fanno male.

 

Tuttavia, ci sono anche quelli che si spingono più in là. Esiste una tradizione di filosofi provenienti da svariate scuole che giustifica il vizio del fumo su basi estetiche, o su quelle della consuetudine con cui molte generazioni hanno partecipato ad esso. Un esempio è costituito dal filosofo inglese conservatore Roger Scruton (1944-2020), che nel 2001 scrive: "Il fumo appartiene a quelle vecchie e consolidate abitudini – come chiamare le donne “signora”, ubriacarsi i venerdì notte coi tuoi amici, restare uniti nel matrimonio nonostante tutto e avere figli all’interno di questo vincolo – che riflettono i valori di una società modellata dalla chiara divisone dei ruoli di genere." [2]

Il lettore del saggio di Scruton si renderà presto conto che si tratta di un tripudio di fallacie logiche, di qualunquismo e di benaltrismo. Gli ubriachi del bar, quei valorosi difensori della tradizione, sono più che capaci di comunicarci che il fumo è meno pericoloso dell’alcool o dell’eroina per quanto riguarda la perdita di lucidità, o che il tabacco è l’unica droga che preserva i vecchi valori contro il declino della società occidentale. Il problema diventa quando un filosofo non è in grado di usare argomentazioni migliori. Certo, di sicuro non aiuta che Scruton fosse effettivamente pagato oltre 5000 sterline al mese dall’industria del tabacco per propagandare il vizio del fumo. [3]

 

Dobbiamo invece guardare in faccia la realtà. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, 8 milioni di persone ogni anno muoiono a causa dell’uso di tabacco, di cui circa 7 milioni per via del consumo diretto e i restanti a causa del fumo passivo. [4] Sarebbe come se tutta la popolazione di New York City morisse in un solo anno.  L’alcool può avere degli effetti in acuto molto più visibili e immediati, ma nessuno corre dei rischi se sta vicino a qualcuno che beve, almeno non rischi connessi con l’entrare in contatto con sostanze che non si stanno attivamente consumando.

Non si può neanche parlare dei problemi di salute legati al tabagismo come se interessassero solo i fumatori accaniti. Anche chi fuma una volta ogni tanto non è esente da pericoli. Dal punto di vista cardiaco, i fumatori sociali e quelli occasionali corrono pressappoco gli stessi rischi di chi fuma quotidianamente. [5]

 

Tutto questo non è per fare discorsi da insegnante di educazione fisica, ma per mettere in chiaro che, quando compiamo un’azione che farà del male a noi stessi e agli altri, il problema principale, ancora prima di quello medico, è quello morale. Contrariamente a quanto persone come Scruton affermano, c’è qualcosa di assolutamente perverso ed egoista nel consumare una sostanza che ci sottopone a seri rischi e non manca di danneggiare anche chi ci sta intorno. Si può dire che il fumare sia un qualcosa di “elegante” o di classe quando certe persone con un certo stile lo fanno. Ma anche questo riflette un pregiudizio, appunto, classista. Nessuno fa commenti di questo tipo quando sono le persone povere o emarginate ad accendersi la sigaretta.

Anche i discorsi sulla libertà non funzionano. Si pensa alla libertà dei tabagisti di fumare quando e dove gli pare, ma non a quella dei non fumatori di uscire di casa senza dover respirare sostanze cancerogene controvoglia.  

 

Non che tutto ciò significhi che hanno ragione quei non fumatori particolarmente “arrabbiati” che sostengono che chi affronta problemi di salute legati al tabagismo non abbia diritto alle cure mediche perché si è fatto male da solo. Questa posizione non è meno priva di umanità di quelle esposte sopra, e non merita di venire presa sul serio.

 

Detto questo, sembra abbastanza naturale che gli Stati si adoperino per combattere il vizio del fumo. Ma non è esattamente così facile. Il modo in cui si può agire in questo senso dipende a seconda del tipo di Stato. In uno Stato laico come il nostro, lo Stato non ha il compito di preservare la moralità per mezzo della legislazione. L’esempio che viene fatto di norma per illustrare questo punto è quello dell’adulterio. I Paesi non laici puniscono questa pratica poiché ciò che è immorale è anche illegale. I Paesi laici non possono ragionare in modo così lineare, e per loro la legislazione serve piuttosto a mantenere il quieto vivere tra i cittadini, e non a tutelare la morale e il buon costume.

Il Regno Unito, sovrapponibile per molti versi a uno Stato laico anche se ufficialmente confessionale, ha probabilmente trovato il limite massimo in cui il potere statale può spingersi contro il vizio del fumo.

Anche la Nuova Zelanda aveva già approvato una manovra simile, che è stata però cancellata prima che potesse venire implementata. Sarà interessante vedere se quella britannica avrà un destino simile, o gli effetti che avrà se verrà messa in pratica.

 

In ogni caso, è chiaro che non ci si può aspettare che sia lo Stato a risolvere questo problema. Se non cambia la mentalità comune di base, che vede il fumo come qualcosa di fondamentalmente innocuo i cui effetti riguardano solo il fumatore, è prevedibile che le persone si rivolgeranno al mercato nero per ottenere le loro sigarette.

È necessario che le campagne di sensibilizzazione sull’argomento vengano aumentate e migliorate, che supporto medico e psicologico gratuito venga offerto a chi decide di smettere di fumare, e che l’attività venga permessa solo in posti prestabiliti in modo da ridurre drasticamente i rischi del fumo passivo per i non fumatori. Solo in questo modo, e con molta pazienza, potremo finalmente ergerci oltre questo terribile vizio.


Fonti:

[1] Aurelia Foster, What is the UK smoking ban, how will it work and when will it start?, BBC News, 23 aprile 2024, https://www.bbc.com/news

[2] Roger Scruton, What is acceptable risk?, City Journal, inverno 2001, https://www.city-journal.org

[3] Kevin Maguire e Julian Borger, Scruton in media plot to push the sale of cigarettes, The Guardian, 24 gennaio 2002, https://www.theguardian.com

[4] WHO, Voce “Tobacco”, 31 luglio 2023, https://www.who.int

[5] Cathy Johnson e Amy Thanh Ai Tong, Social smoking: will an occasional cigarette damage your health?, ABC News, 07 dicembre 2017, https://www.abc.net.au/news/health

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