• Giulio Ardenghi e Emanuele Orrù

Iran, le donne e il velo: una prospettiva differente






Quando siamo situati nel nostro contesto, è facile per noi comprendere tutta la varietà di opinioni presente in esso. Non ci stupiamo troppo se, ad esempio, il nostro coinquilino vota +Europa, il nostro capo sostiene il Movimento 5 Stelle, e l’istruttore in palestra vorrebbe il ritorno di quell’uomo calvo che faceva arrivare i treni in orario.


È invece molto più difficile renderci conto della diversità di opinioni insita in un contesto diverso dal nostro. E questo può essere vero anche per quanto riguarda il modo in cui percepiamo le recenti proteste in Iran. La spiegazione che ci diamo è semplice: gli iraniani (e, soprattutto, le iraniane) si sono stancati di un regime teocratico che opprime le donne e la loro libertà e chiedono a gran voce che il loro Paese diventi una democrazia liberale in stile occidentale.

Eppure, anche in Iran non tutti la pensano allo stesso modo. Abbiamo avuto modo di fare qualche domanda a Gazaleh Barzegar, una donna di 28 anni con un background di studi sui diritti delle donne nell’Islam, che attualmente lavora nella gestione dei rapporti coi clienti di un ospedale di Teheran.


Lei è una cittadina iraniana. Come descriverebbe ciò che ha visto in queste settimane in relazione alle proteste contro il velo?


"Da cittadina di Teheran, la capitale dell’Iran, non ho assistito a nessuna protesta, anche se sono sicura che ci siano state. Solo che non penso siano per il velo ma riguardino la situazione economica".


Quanto è diffuso il supporto per queste proteste tra i giovani? E per quanto riguarda il pubblico generale?


"Personalmente credo che siano soprattutto le persone tra i 20 e i 30 anni a partecipare a queste proteste contro il velo. Cioè quelle che hanno molte energie ma nessun lavoro e che prestano fiducia alle false informazioni sulla presunta perfezione della vita dei giovani occidentali.


Come vengono raccontate queste proteste dai media mainstream in Iran? Ha notato qualche differenza col modo in cui le stesse vicende vengono affrontate dai media occidentali?


"Raccontano le proteste ma il problema è che non sai mai quali notizie sono vere e quali sono false. E il discorso vale per qualunque canale di informazione".


Pensa che gli iraniani stiano diventando sempre più disillusi da una forma di governo come la Repubblica Islamica? Pensa che ambiscano a una forma di democrazia liberale come quelle occidentali?


"Sono sicura che la maggioranza qui non voglia nessun cambiamento di regime. Siamo il Paese più potente in questa regione, ed è per questo che l’Occidente promulga sanzioni contro di noi, perché non vogliono che ci sia un potere in grado di fronteggiarli. Vogliono farci diventare come l’Iraq e l’Afghanistan così che possano dominarci e noi lo vediamo, perciò la maggior parte delle persone non vuole un cambiamento di regime, ma solo un’economia più prospera. E se i Paesi occidentali sono così preoccupati per noi, come mai non cancellano le sanzioni, specialmente sulle medicine che salvano la vita delle persone? Eppure la medicina non ha nulla a che vedere con la proliferazione delle armi nucleari".


Qual è invece la funzione di una polizia morale? Pensa sia necessaria?


"Il problema è che di base siamo tutti contrari all’esistenza della polizia morale, questa non è nemmeno basata su principi islamici, ma pensiamo anche che debba esserci un codice per il vestiario, e questo vale sia per gli uomini che per le donne".


Gli occidentali tendono a vedere la cultura iraniana come oppressiva verso le donne, specialmente per via dell’hijab obbligatorio. Lei come risponderebbe a queste accuse?


"La misoginia esiste ovunque in questo mondo, ma la risposta è no. L’hijab non è una forma di oppressione, quella sarebbe la pornografia. Come donna iraniana sono autorizzata a fare ciò che voglio e andare dove voglio. E se pensi che un piccolo pezzo di stoffa significhi che siamo oppresse, come mai neanche da voi si può andare all’università in bikini? Non siamo tutti liberi di indossare qualunque cosa vogliamo? Se le persone insistono con l’idea che le donne dovrebbero essere libere di vestirsi in qualsiasi modo, perché non lasciano che i nudisti escano in strada senza vestiti? È davvero quel piccolo pezzo di stoffa sulla testa che preoccupa gli occidentali, o le motivazioni sono più profonde?".