• Silvia D'Andrea

Quattro direzioni della diplomazia climatica




Negli ultimi trent'anni, affrontare il cambiamento climatico è diventata una delle maggiori priorità a livello internazionale. Ciò è dimostrato dalle numerose iniziative intraprese dalla comunità internazionale, ma anche dal fatto che si è persino sviluppato un ambito specifico della diplomazia internazionale: la diplomazia climatica. Questa può essere definita come il processo di negoziazione che i governi mettono in atto per raggiungere accordi internazionali volti a fronteggiare il cambiamento climatico, mostrando così il ruolo chiave dello Stato nell'affrontare questa materia (pur non essendo l'unico attore). Il processo consiste nell'utilizzare mezzi diplomatici per mitigare gli impatti dannosi che il cambiamento climatico ha su sviluppo, prosperità, pace e stabilità: la transizione energetica si inserisce pienamente in questo quadro. Tuttavia, di fronte ai recenti sviluppi, ci si chiede quali siano le attuali direzioni della diplomazia climatica, specialmente delle grandi potenze mondiali.



L'Unione Europea può essere riconosciuta come l'attore internazionale più ambizioso in questo settore, dove si è distinta per essere sempre in primo piano nell’affrontare il cambiamento climatico e la transizione verde. A tal fine, nel 2019, la Commissione von der Leyen ha adottato il Green Deal europeo come priorità assoluta e ha rafforzato i suoi impegni attraverso l'adozione della Legge europea sul clima lo scorso 30 giugno. Tuttavia, la fragilità politica dell'UE la costringe ad adottare un atteggiamento diverso sul fronte della diplomazia climatica all'interno e all'esterno dei suoi confini.

Sotto il profilo interno, le ambizioni dell'UE sono minate da alcune problematiche come:

  • l'opposizione alla decarbonizzazione di alcuni paesi dell'Europa centrale e orientale, specialmente la Polonia.

  • La pandemia da Covid-19, che ha ulteriormente peggiorato la disponibilità di molti paesi europei a sostenere il Green Deal.

  • Differenti interessi e strategie nazionali per garantire la sicurezza energetica. Ciononostante, la Commissione europea non ha abbandonato la sua politica climatica, l'ha invece consolidata con l'adozione dei principi di diplomazia climatica. [1] Su questa base, a settembre 2021, von der Leyen ha invitato i maggiori inquinatori, Stati Uniti e Cina, ad aumentare i propri sforzi nell'azione globale per il clima. Una settimana dopo, all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, gli Stati Uniti hanno annunciato che avrebbero raddoppiato nuovamente il loro contributo finanziario per aiutare i paesi in via di sviluppo a fronteggiare il cambiamento climatico, [2] dopo averlo già raddoppiato al Leaders' Climate Summit di aprile. Nella stessa occasione, la Cina ha annunciato la fine del finanziamento del carbone all'estero. [3] A Glasgow, inoltre, Unione europea e Stati Uniti hanno congiuntamente lanciato il Global Methane Pledge per ridurre le emissioni di metano.



In effetti, nel 2015, la Cina e gli Stati Uniti hanno giocato un ruolo fondamentale nella conclusione dell'Accordo di Parigi, dando così inizio al loro percorso per assumere la guida globale nella lotta al cambiamento climatico.


Bisogna però ricordare che dal 2014 Pechino ha rafforzato le sue relazioni con la Russia e confermato la sua dipendenza dai combustibili fossili con il gasdotto "Power of Siberia", inaugurato nel dicembre 2019. Tuttavia, oltre alle misure interne per affrontare il cambiamento climatico, sul versante estero, la diplomazia climatica cinese si concentra perlopiù sulle relazioni bilaterali con gli Stati Uniti. Nell'aprile 2021, i due Paesi hanno firmato una dichiarazione congiunta sulla collaborazione per affrontare il problema. Più ambiguo è stato l'esito della COP26, perché, da un lato, la Cina ha firmato con gli Stati Uniti la Dichiarazione di Glasgow sul rafforzamento dell'azione per il clima nel 2020, ma dall'altra, insieme all’India e con l'appoggio di Washington, ha anche annacquato il Patto per il clima di Glasgow, cambiando la formulazione del testo da “eliminare gradualmente” ("phasing out") a “ridurre gradualmente” ("phasing down") il carbone. [4] Tuttavia, l'impegno internazionale della Cina continua, e il suo ruolo sarà ulteriormente rafforzato dall’ampia disponibilità di terre rare nel suo territorio, che potrebbero essere utilizzate come arma diplomatica.

Negli Stati Uniti, fin dai primi mesi del 2021, la presidenza Biden ha invertito il “rollback” di Donald Trump, facendo del cambiamento climatico una priorità dell’amministrazione. Si sono succedute così diverse scelte: a cominciare dalla rinnovata adesione all'accordo di Parigi, seguita dalla firma dell'ordine esecutivo sulla “lotta alla crisi climatica in casa e all'estero” di gennaio, fino alla convocazione del Leaders' Climate Summit di aprile. Come già accennato, la diplomazia climatica statunitense valorizza fortemente le relazioni bilaterali con la Cina, ma anche con l'UE. Tuttavia, l'ambiziosa presidenza Biden con la sua "Build Back Better Strategy" deve affrontare alcuni limiti interni, a causa della polarizzazione delle posizioni all'interno del Senato. Dopo essere passato alla Camera a novembre, il “Build Back Better Plan” sembra avere meno probabilità al Senato a causa della forte opposizione del senatore democratico Manchin. Problematiche e divisioni che rendono difficile per gli Stati Uniti proiettarsi verso un'efficace azione sul clima all'estero.


Infine, la partecipazione della Russia alla politica climatica globale sembra essere guidata principalmente da linee di politica estera e dai benefici attesi, siano essi di natura economica o politica. In particolare, la volontà di affrontare efficacemente il cambiamento climatico sostenuta dalla Russia è controbilanciata negativamente dall'adozione di politiche come la nuova "Strategia energetica - 2035" che continua a puntare sui combustibili fossili come principale fonte di energia.


Gli scenari futuri della diplomazia climatica sembrano destinati a riguardare principalmente due campi: l'iniziativa "Build Back Better World" a guida statunitense, adottata dal G7 a giugno come piano infrastrutturale alternativo alla Belt and Road Initiative - accanto alla più modesta “Global Gateway” dell’UE, [5] annunciata lo scorso dicembre - che potrebbe creare frizioni con la Cina, rendendo anche la diplomazia climatica uno spazio di competizione.

Lo stesso, poi, può valere per il binomio cambiamento climatico - politiche di sicurezza. Nel dicembre 2021, la Russia ha posto il veto alla decisione di inserire il cambiamento climatico nell'agenda del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite come preoccupazione per il campo della pace e della sicurezza. La Cina si è astenuta, ma si è allineata alla posizione di Mosca. Gli Stati Uniti hanno appoggiato pienamente l'adozione di questa risoluzione, posizione condivisa dall’UE, la cui delegazione all’ONU ha rilasciato una dichiarazione [6] sull’argomento a settembre, in seguito al riconoscimento, da parte del SEAE [7], delle implicazioni del cambiamento climatico per la sicurezza.

Certo è che se attualmente la diplomazia climatica deve affrontare il problema della dipendenza dai combustibili fossili e gestire la transizione verso le energie rinnovabili, in futuro ci saranno nuove sfide. Difatti, bisognerà affrontare da un lato le rischiose implicazioni delle nuove dipendenze dai materiali e dalle tecnologie necessarie per le energie rinnovabili, e dall'altro la questione, sempre più interconnessa, del cambiamento climatico e dell’ambito “pace e sicurezza” (il caso dell’Ucraina ne è un esempio).

Inoltre, poiché il tema del contrasto al cambiamento climatico si sta consolidando come un tema di fondamentale importanza, la diplomazia climatica potrebbe essere strumentalizzata per incrementare l’immagine all'interno dei confini nazionali, attraverso l’assunzione di impegni ambiziosi. E la credibilità degli attori in gioco, a quel punto, dipenderebbe dalla realizzazione degli obiettivi prefissati.


Fonti:

[1] Council conclusions on Climate Diplomacy , 20 gennaio 2020 https://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-5033-2020-INIT/en/pdf

[2] Valerie Volcovici, Biden pledges to double U.S. climate change aid; some activists unimpressed, Reuters, 21 settembre 2021, https://www.reuters.com/business/environment/us-seeks-double-climate-change-aid-developing-nations-biden-2021-09-21/

[3] Zack Colman, China's Xi pledges to end funding for overseas coal power plants, Politico, 21 settembre 2021, https://www.politico.com/news/2021/09/21/chinas-xi-pledges-to-end-funding-for-overseas-coal-power-plants-513493

[4] Paul Rincon, COP26: New global climate deal struck in Glasgow, BBC, 14 novembre 2021, https://www.bbc.com/news/world-59277788

[5] Commissione Europea, https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/stronger-europe-world/global-gateway_it

[6] Delegation of the European Union to the United Nations in New York, 23 settembre 2021, https://www.eeas.europa.eu/delegations/un-new-york/eu-statement-%E2%80%93-united-nations-security-council-open-debate-climate-and_en

[7] Concept for an Integrated Approach on Climate Change and Security, 5 ottobre 2021, https://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-12537-2021-INIT/en/pdf