• Giulio Ardenghi

L’insperato ritorno del pop punk


Tutti sanno che cos’è il pop punk. Basta guardare una commedia o un film adolescenziale americano della prima metà degli anni 2000, e la maggior parte di questi avranno canzoni di quel genere musicale nella propria colonna sonora.


Come suggerisce il nome, il pop punk è un genere musicale che deriva dal punk rock ma che utilizza melodie molto più orecchiabili e accessibili, rendendosi dunque apprezzabile anche da chi normalmente non ascolta questo tipo di musica. Nasce “ufficialmente” negli Stati Uniti degli anni 90 grazie a band come i Green Day e gli Offspring. Ma è, come si diceva, nei primi anni 2000 che il genere raggiunge l’apice del successo, specialmente per merito di gruppi come gli americani Blink-182 e Good Charlotte e i canadesi Sum 41 e Simple Plan, insieme alla loro connazionale Avril Lavigne.

I testi hanno generalmente poco a che vedere con le tematiche di protesta e anarchia tipiche delle subculture punk, ma si concentrano più su temi in cui, ancora una volta, tutti possono riconoscersi come l’amore, la seduzione, le feste e le difficoltà del passare dall’adolescenza all’età adulta.


Tutto questo spiega bene come mai il pop punk si integri così bene nella cultura popolare dei primi anni 2000, un periodo in cui, a parte il 9/11, il mondo occidentale non avverte particolari minacce: la guerra c’è ma è lontana e l’economia va molto meglio rispetto agli anni Novanta. Di conseguenza, questi sono anni in cui si sente che le cose vadano grosso modo come dovrebbero andare e che quindi sia il tempo di divertirsi senza preoccuparsi. Come si sa, la musica che va forte in un determinato periodo dice molto sulla società del periodo stesso. E un genere energico ma dalle melodie semplici e orecchiabili come il pop punk va benissimo per una società come quella descritta.


Vent'anni dopo le cose sono molto diverse. Si assiste a una nuova Grande Recessione, mai completamente debellata, e in Europa c’è pure la crisi degli Eurobond pochi anni dopo. Ci sono guerre alle porte dell’Occidente, tra Libia, Siria e Ucraina. Negli Stati Uniti si assiste all’elezione di un presidente che non fa segreto del suo consenso tra le file dell’estrema destra mentre dall’altra parte dell’Atlantico il sovranismo sembra minacciare i sogni di progressiva unità coltivati dall’Unione Europea. E c’è una pandemia mondiale imperante, che non solo provoca una quantità sempre in aumento di vittime, ma porta a un blocco dell’economia e alla distruzione dei sogni di moltissimi giovani.


Eppure è proprio in questo periodo che il pop punk sta tornando. Da quando il cantante Machine Gun Kelly ha abbandonato il rap (a seguito di una brutta umiliazione subita in un dissing da parte di Eminem), è proprio in questo genere che ha ritrovato la sua fortuna. Similmente, la giovane artista Willow Smith si sta recentemente imponendo proprio nel pop punk, anche grazie a collaborazioni con vecchie glorie come il batterista del Blink-182 Travis Barker e la stessa Lavigne. Oltre a ciò, il ritornello della canzone con più ascolti su Spotify nell’estate del 2021, ovvero Good 4 u di Olivia Rodrigo, è così simile a quello di una hit dei Paramore che la cantante è stata costretta a menzionare i membri del gruppo nei credit della sua opera.

Certo, questa rinascita non è completamente uguale al pop punk dei primi anni 2000, e questo è perché integra un’estetica più tipica della Generazione Z. In sostanza, ci sono meno skateboard e cappellini da baseball e più elementi provenienti dalla cultura e-boy/e-girl (come un look più androgino e l’apertura verso orizzonti quali il K-pop e gli anime).


Ma come mai questo genere risorge in un periodo così diverso rispetto a quello da cui è emerso la prima volta? Si potrebbe azzardare un’ipotesi e dire che è proprio l’anelito verso periodi migliori e il desiderio che la Gen Z manifesta di voler vivere un periodo di spensieratezza come i millennial prima della Grande Recessione che porta alla ripresa del genere. Grazie al cinema e, soprattutto, a internet, è possibile oggi avere nostalgia di periodi che non abbiamo mai vissuto. Se non si può tornare indietro nel tempo si può provare a ricreare l’atmosfera che si respirava in un determinato passato, e la musica ne è sicuramente tra gli elementi principali.

Naturalmente questa non è che un’ipotesi, ma vale la pena di stare a vedere come si evolve tutta la faccenda.